C'è una versione romanzata di questa storia che potrei raccontare: il giovane programmatore con una visione, le notti a scrivere codice, il successo inevitabile. Non è quella versione.
La versione reale è più lenta, più tortuosa, e, credo, più utile da raccontare.
I primi anni: sviluppatore in azienda
Ho iniziato a lavorare come sviluppatore a maggio 2021, in Accenture. Nei circa quattro anni e mezzo lì dentro ho lavorato su progetti per clienti grandi: tra gli altri, Saipem e Nexi. Ambienti strutturati, team distribuiti, requisiti precisi. Ho imparato cosa vuol dire costruire software che deve funzionare davvero, non solo in locale.
Da settembre 2022 ho iniziato a fare siti WordPress in parallelo, su clienti propri. All'inizio erano piccole attività locali nell'area bergamasca. Un sito qui, uno là. Il tempo libero investito a capire come funziona la parte che l'azienda non ti insegna: il cliente, la trattativa, la consegna, il follow-up.
Quella doppia vita è durata un po'. Poi è arrivato il momento di scegliere, e ho scelto.
I clienti locali: imparare sul campo
Nei primi anni di lavoro diretto con i clienti ho lavorato quasi esclusivamente con attività locali nell'area bergamasca. Nessun grande progetto, nessun cliente da centinaia di migliaia di euro.
Quello che ho imparato da quei progetti non l'avrei trovato in nessun corso online.
Ho imparato che il titolare vuole prenotare dieci minuti di call il giovedì mattina, non rispondere alle email. Ho imparato che "aggiorna tu il sito quando vuoi" non funziona: i clienti non aggiornano mai nulla, poi si lamentano che il sito è vecchio. Ho imparato che un sito lento non viene percepito come "lento", viene percepito come "poco professionale", e quella percezione si trasferisce all'azienda.
Ho anche sbagliato molto. Ho consegnato siti senza capire il contesto SEO locale. Ho usato template premium pesantissimi perché erano "professionali", senza considerare che su mobile con connessione 4G impiegavano sei secondi a caricarsi. Ho costruito strutture di pagine che erano logiche per me ma incomprensibili per chi doveva usarle.
Ogni errore ha lasciato qualcosa. Non nel senso consolatorio del "tutto serve a qualcosa", nel senso che ho tenuto un file con i problemi ricorrenti e ho iniziato a costruire sistemi per evitarli.
Perché WordPress, e perché la performance
La scelta di specializzarmi su WordPress non è stata ideologica. È stata pragmatica.
WordPress gira su circa il 43% dei siti web mondiali. Tra le PMI italiane che hanno già un sito o vogliono costruirne uno, quella percentuale è ancora più alta. Specializzarsi su WordPress significa poter lavorare con un ecosistema enorme, con clienti che capiscono il nome, con una community che produce soluzioni a quasi ogni problema.
Non è la tecnologia più elegante. Non è quella che fa brillare gli occhi agli sviluppatori. È quella che funziona, che il cliente può gestire in autonomia, e che ha un mercato reale.
La performance è diventata una specializzazione quasi per caso, attraverso un cliente specifico.
In un caso tipico che mi capita spesso, il punto di partenza è un sito WordPress con un tema costruttore, molti plugin attivi, slider animati, popup di newsletter: il risultato è un PageSpeed intorno a 18-20 su mobile. Non 18 su 100 come risultato mediocre, 18 come punteggio da disastro.
Il titolare sa che qualcosa non va: "Il sito ce l'ho, ma non prendo richieste dal web. Eppure siamo su Google." Sono su Google, sì, in quarta pagina, con un sito che sul telefono impiega dieci o undici secondi prima di mostrare qualcosa di utilizzabile.
Cambio tema, ottimizzazione delle immagini, rimozione dei plugin inutili, configurazione corretta della cache, lazy loading, eliminazione del JavaScript bloccante. Può capitare di arrivare a PageSpeed 80-90 su mobile e tempi di caricamento dimezzati o più. Nei casi migliori le richieste via form ricominciavano ad arrivare. Per molte di queste attività era la differenza tra un sito decorativo e uno strumento di lavoro.
Da quel tipo di lavoro in poi ho iniziato a includere sistematicamente l'analisi delle performance in ogni progetto. Non come optional, ma come parte fondamentale di qualsiasi intervento.
Il nome "Dimensione 4"
Me lo chiedono spesso. Di solito rispondo in modo vago perché la vera risposta ha diversi strati.
La spiegazione più diretta: un sito web ha tre dimensioni ovvie, il design (come appare), la funzionalità (cosa fa), il contenuto (cosa dice). La quarta dimensione è quella del tempo: quanto dura, come cresce, come si adatta. Un sito costruito bene non è quello più bello il giorno del lancio, è quello che funziona ancora tra due anni, che si posiziona meglio nel tempo, che accumula autorità e migliora con ogni aggiornamento.
C'è anche un riferimento alla fisica: la quarta dimensione come dimensione nascosta, non immediatamente visibile, ma presente. Spesso quello che fa la differenza in un sito web non è la parte visibile, è l'architettura tecnica, la velocità, la struttura dei dati, le scelte fatte prima ancora di aprire Figma.
Il nome è rimasto perché non ho trovato niente di meglio che lo sintetizzasse.
Come lavoro oggi
Sono basato a Bariano, in provincia di Bergamo. Lavoro da remoto con clienti in tutta Italia: la maggior parte dei progetti si gestisce benissimo in videocall e non richiede presenza fisica.
Non ho una struttura ad agenzia. Non passo il lavoro a una rete di collaboratori che non conosco. Ogni progetto che accetto lo seguo dall'analisi iniziale alla consegna finale: sono io che faccio il brief, l'architettura, lo sviluppo, i test, il lancio.
Questo ha un limite evidente: non posso seguire venti progetti contemporaneamente. Ha anche un vantaggio: chi lavora con me sa esattamente con chi parla, chi ha fatto le scelte tecniche, chi risponde quando qualcosa non funziona.
Il mio approccio si basa su tre cose che ho imparato nel tempo e che non negozio mai:
I dati prima delle opinioni. Prima di toccare un sito esistente, analizzo Search Console, Analytics, PageSpeed, la struttura del crawl. Le decisioni di intervento nascono dai dati, non da preferenze estetiche.
Follow-through completo. Il lavoro non finisce al lancio. Seguo le performance nelle settimane successive, aggiusto quello che non funziona come previsto, documento tutto.
Chiarezza sui tempi e sui costi. Non faccio preventivi vaghi con "dipende". Se qualcosa dipende da variabili esterne, lo dico esplicitamente e spiego perché.
Perché questa storia conta per te
Ho raccontato questa storia non per fare branding personale, lo trovo per lo più inutile, ma perché quello che descrivo è direttamente rilevante per chi sta valutando di lavorare con me.
Ogni errore fatto sui primi siti è un errore che non farò sul tuo. Ogni caso come quelli descritti sopra, sito lento, lead che spariscono, problema risolto con dati alla mano, è un protocollo che ho affinato e che posso applicare.
Anni di lavoro su PMI bergamasche e italiane, di siti che andavano male e poi bene, di metriche prima e dopo: non è esperienza astratta. È disponibile per il prossimo progetto.
Se hai un sito WordPress che non porta risultati, o se stai costruendo qualcosa da zero e vuoi farlo nel modo giusto la prima volta, contattami. Rispondo entro 24 ore.

